Il referto dell’autopsia di Michael Jackson

Dopo l’incriminazione di Conrad Murray, medico di Michael Jackson, per omicidio involontario, martedì è stato reso pubblico, dal medico legale di Los Angeles, il referto dell’autopsia della pop star scomparsa lo scorso giugno.

Come già trapelato il cantante morì per “un’intossicazione acuta di propofol”, un potente sedativo usato in anestesia, trovato in elevate quantità pari a quelle usate nei casi di importanti operazioni chirurgiche.

Il referto non rende noto solo la causa della morte ma conferma tutte le sofferenze a cui Michael era sottoposto per la cattiveria di molti: negli anni è stato spesso accusato di odiare il colore della sua pelle e per questo di sottoporsi a continui trattamenti per sbiancarla la, in realtà soffriva di vitiligio, il difetto di colorazione della pelle, aveva chiazze chiare sul petto e sulle braccia.

Aveva “tatuaggi scuri all’altezza delle sopracciglia e un piccolo tatuaggio rosa vicino alle labbra; i genitali quelli di un maschio adulto”. Il medico ha rilevato una carenza di capelli nella parte alta della fronte, mentre in un rapporto della polizia è stato dichiarato che l’artista usava una parrucca.

Inoltre piccole cicatrici sul naso, su una spalla, sul collo, sui polsi e dietro le orecchie.

Nello stesso rapporto viene sottolineato che “nella stanza da letto della pop star non erano presenti apparecchiature per il dosaggio dei medicinali o per interventi di emergenza. Su una sedia un contenitore chiuso con urina, alcuni cateteri e siringhe usa e getta”.


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